Per saperne di più

di Cesare Grossi

Rag Time

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Rag Time

In principio fu il Rag-Time prima espressione della musica nera in America, che presta attenzione ad armonie e strumenti fino ad allora patrimonio della musica bianca colta occidentale. Segnò il passaggio al nuovo secolo ed ebbe il suo apice intorno al 1920.

Charleston

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Charleston

Nel 1923 James P.Johnson, pianista eclettico e virtuoso di RagTime, compone un brano con un ritmo fortemente sincopato: CHARLESTON è il titolo. La fortuna di questo brano segna un nuovo genere. Viene presto abbinato ad una danza “scabrosa” e considerato dai perbenisti adatto solo ai bordelli e alle donne di malaffare, ma il nonostante ciò si sviluppa anche orchestralmente, innescando una reazione a catena senza precedenti.

New Orleans

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King Oliver

Fin dalla fine dell’800 New Orleans è stata la culla della musica nera più libera e in continuo divenire. Lì nacque il Jazz. Di sicuro, musicisti come Buddy Bolden, King Oliver e Freddie Keppard, tutti grandi trombettisti, suonavano a New Orleans e lì nacque Louis Armstrong… Si sperimentava tutto, dalle formazioni più strane con strumenti inusuali a volte inventati in casa, alle canzoni di tutti i tipi e linguaggi, si mischiavano cubani, italiani, francesi, irlandesi e afroamericani, qualcosa doveva pur nascere!

Dixieland

Il primo disco di jazz viene inciso nel 1917 dalla Original Dixieland Jass Band del trombettista italo-americano Nick La Rocca, che intitola questo disco con un termine mai usato prima: JASS che presto si trasformerà in Jazz.
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Orchestra Dixieland

Il termine Dixieland indica gli stati del Dixie, cioè quegli stati a sud della cosiddetta “linea Mason-Dixie, che divideva gli stati secessionisti e schiavisti dagli stati “Yankee. Le orchestre Dixieland erano assai simili a quelle che proponevano il New Orleans, ma avevano più possibilità di lavorare fuori dai propri confini, perché erano essenzialmente formate da musicisti bianchi, l’organizzazione della band era molto più rigida: c’erano quasi sempre il banjo, il trombone, la tromba, il clarinetto, il pianoforte, il contrabbasso e la batteria, le strutture dei brani erano più definite, l’improvvisazione era sempre collettiva, come nel New Orleans, ma regolata da compiti e gerarchie ben precise per ogni strumento.

Il Jazz: Chicago

Quando a New Orleans nel 1917 chiude Storyville, il quartiere a luci rosse che dava lavoro a delinquenti e prostitute, ma anche a tutti i musicisti, incomincia la grande migrazione di artisti disoccupati verso il Nord e in particolare verso Chicago, la grande capitale dell’Illinois, ricca e industriale. Diventa la meta di poveri emigranti, ma anche di faccendieri astuti e senza scrupoli. In poco tempo, la città è totalmente in mano alla malavita.Jazz Chicago - Al-Capone-_1 Nel 1925 la mafia ha tutto: banche, porto, polizia, magistrati e, ovviamente anche le bische e le sale da ballo. La mondanità e il malaffare proliferano e i musicisti trovano spazi mai visti prima. E qui arrivano un giovane e scatenato Louis Armstrong, con la sua verve ritmica, e un melodico innovatore come Bix Beiderbecke, con il suo suono ammaliatore, i due non si sono mai incontrati ufficialmente, ma da loro sicuramente il Jazz ha avuto una grande spinta.

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Bix Beiderbecke

1927: il cinema Sonoro

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The Jazz Singer

Nel 1927 viene proiettato il primo film con colonna sonora: THE JAZZ SINGER interpretato da Al Jolson, un cantante comico ballerino che si dipingeva la faccia di nero e cantava dallo schermo! Una sorpresa per quei tempi, anche se il “sonoro” durava soltanto qualche minuto in un film di un’ora e mezza. La novità spinge milioni di persone al cinema e gli impresari musicali e teatrali ne approfittano trasformando in film i loro spettacoli portandoli così oltre i confini di Broadway. Anche se questo causò una parziale decadenza dei grandi teatri, portò tutti gli artisti di Broadway nell’olimpo di Hollywood, artisti come Fred Astaire prima e come Judy Garland in seguito divennero popolarissimi e le bellissime musiche di Gershwin, Berlin, Porter, Rodgers e altri grandi autori furono ascoltate da tutti e vennero presto adottate anche dai grandi musicisti jazz che ne fecero perle del loro repertorio.

1929, the Great Depression

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La great depression – Homeless

A partire dalla fine della grande guerra negli States fiorì l’industrializzazione e il paese si arricchì enormemente, ma come noto troppo velocemente. Il crollo della borsa a Wall Street del ’29 fa piombare il paese in un periodo di depressione economica che colpisce tutti gli strati sociali per circa tre anni. Anche i musicisti ne fanno le spese: i grandi locali e i teatri badano al risparmio e molti chiudono definitivamente, il cinema non ha più risorse e alcuni promettenti orchestre già sulla via del decollo come quelle di Fletcher Henderson, Count Basie, Duke Ellington devono ridursi e migrare in Europa per qualche periodo. La sola città in grado di offrire qualcosa rimane New York e così Harlem diviene popolosissima. Alcune orchestre bianche riescono ancora a sbarcare il lunario, i “fortunati” come Jimmy e Tommy Dorsey, Glenn Miller o Benny Goodman incidono qualche disco qua e là…

Gli anni 30: la ripresa e le grandi orchestre della Swing Era

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Poster Glen Miller

Nel ’32 nasce una nuova era fatta di speranza; la grande crisi lentamente si allontana e l’industria del divertimento ha di che sbizzarrirsi. A Broadway si ricominciano a produrre spettacoli fantasmagorici e le orchestre dei bianchi che allora erano già conosciute fanno faville, si contano migliaia di orchestre da ballo in tutti gli States e la competizione è durissima, e alcune si distinguono nettamente. Nasce la cosiddetta SWING ERA; “swing” significa “dondolare” quindi, per suonare o per ballare bisogna saper dondolare in modo giusto, bisogna “avere swing” e questo diventa presto anche un modo di aggregarsi per i giovani oltre che di incontrarsi, la nuova generazione si riconosceva nel fatto di “essere swing!

BoogieWoogie, Jump&Jive

Anche le orchestre di colore fioriscono, hanno certo meno possibilità di farsi ascoltare per radio, ma sono seguite da un enorme pubblico. Intanto un po’ per rivalsa e un po’ per orgoglio, dato che sostenevano (a ragione) che il Jazz e il ritmo dello swing era stato inventato da loro, propongono una musica più incisiva, spesso con tempi velocissimi.
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Duke Ellington Orchestra. Disegno di Alessandro Ghezzer

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Poster Count Basie

Per non essere da meno i dancers che li seguono adeguano i loro passi a questi ritmi indiavolati, nascono così il Jitterbug, il Boogie Woogie ed il Jump and Jive ossia “salta e divertiti”, tutte danze fattibili solo da persone agili e ritmicamente dotate, con largo uso di acrobazie e Kicks, calci buttati per aria a tempi sostenuti. Nei Ballroom Dancing degli anni trenta si possono ammirare centinaia di persone ballare e saltare come acrobati a tempo di musica.

Le Star dello Swing

Alcune orchestre diventano famosissime, delle vere e proprie star dello show businness, accade anche per le orchestre di colore, grazie alla popolazione afroamericana, numerosissima, e benché povera, compra soltanto i dischi dei propri beniamini!
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Fumetto di Betty Boop

Cab Calloway ad esempio aveva vestiti costosissimi e i suoi orchestrali giravano con macchine di lusso, lo rese popolare il suo modo di dirigere molto appariscente, il suo modo ironico di cantare e di fare scat, con i suoi hari hari hari che si ripetevano sistematicamente in ogni suo brano, guadagnandosi presto il soprannome: “the Hide-Ho man”. Alcuni suoi brani sono giunti intatti perfino ai giorni nostri, diventando degli hit come Minnie the Moocher, ricordiamo tutti la grande performance di un imbiancato Cab Calloway nel film cult The Blues Brothers proprio con questa canzone, che fu originariamente scritta per un episodio della allora notissimo cartoon Betty Boop!

Gli anni 40, un nuovo stop

Con la crisi in Europa degli anni 40, le istituzioni capiscono che una nuova guerra è alle porte e le risorse vengono dirottate nella produzione di acciaio per l’industria navale e bellica. Con l’entrata in guerra molte orchestre si sciolgono, tranne le più famose: l’orchestra di Glenn Miller diventa addirittura l’orchestra ufficiale dell’esercito e il povero bandleader perirà da ufficiale proprio alla fine del conflitto.
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Caldonia

Ma i musicisti, almeno quelli che non vengono arruolati, fanno di necessità virtù e si costituiscono in piccoli gruppi. Qui si dividono le strade del Jazz vero e proprio da quelle dello swing inteso come puro divertimento. Da una parte nascono i Boppers, artisti di straordinarie capacità strumentali e dotati improvvisatori come Charlie Parker, Dizzy Gillespie e Bud Powell; dall’altra chi credeva nel potere dello swing propone una riduzione della Big Band e supplisce alla mancanza dell’impatto sonoro con abili arrangiamenti e con una presenza sul palco da veri front-man dotati di una notevole vena ironica: Louis Jordan e Louis Prima sono tra i primi e più importanti esponenti di questa corrente.

Broccolino, ossia l’Italiano di Brooklyn

Quando i primi emigranti dalla Sicilia e dal resto del sud Italia sbarcano a New York, si trovano di colpo catapultati in una realtà troppo lontana, di fronte ad una lingua incomprensibile ed hanno come unica dote la propria tradizione popolare. La musica in particolare costituisce un importante elemento di aggregazione tra gli italiani d’America che, nelle generazioni successive parla l’inglese per strada, ma il dialetto in casa e la differenza tra il napoletano, il siciliano e gli altri dialetti pian piano scompare del tutto, facendo nascere un dialetto misto italoamericano.
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Brooklyn

Se i “negri” a new York stavano ad Harlem gli italiani erano circoscritti a Brooklyn, e proprio la storpiatura italianizzata del nome di questo quartiere dà origine al nome Broccolino, appellativo col quale simpaticamente vengono presto chiamati tutti gli italiani. A Broadway si poteva andare a teatro anche senza capire la lingua perché il Musical era comunque piacevole, gli italiani colgono una similitudine tra il ritmo dello swing e quello tarantella e così, un po’ per gioco un po’ per affari, le cose si fondono e nasce quello swing cantato dai Broccolino e ben presto questo nomignolo viene attribuito al nuovo genere musicale.
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Louis Prima e Keely Smith

Con Louis Prima che cantava “ohi marì in your arms I wanna to be” oppure “My Cucuzza bella she is my pizza pie with lot of mozzarella” e via mischiando parole italiane e inglesi come pizza pie, when you fish and baccalà, spaghetti, napolì, sissignore, that’s ammore, che serà, siziliano, calabbresi like a crazy, nasce una nuova lingua della quale spesso usufruiranno anche Dean Martin (Dino Paul Crocetti) Tony Bennett (Anthony Benedetto) Perry Como. Altri, come il grande Frank Sinatra, pur non rinnegando la propria origine italiana, preferirono tenere le distanze sia musicali che sociali, forse anche a causa di sospetti su di una carriera travolgente…

Lo Swing d’importazione: L’Italia

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Natalino Otto

Sebbene con qualche decennio di ritardo, lo swing giunge anche da noi. Dopo la liberazione tutto ciò che è a stelle e strisce entra nelle nostre case, la radio diffonde il boogie woogie ed il Jive, ma ormai gli anni ’50 sono alle porte e questa musica viene presto soppiantata dalle novità americane: come un tornado irrompe il Rock ‘n roll di Elvis Presley e lo swing passa in secondo piano. Però qualche pioniere c’è stato e, poco prima della guerra, alcuni musicisti che lavoravano sulle grandi navi passeggeri, come Natalino Otto, avevano occasione di ascoltare la musica al di là dell’oceano e riprodurla più o meno fedelmente in Italia, spesso con la traduzione del testo poiché, come noto, durante il regime fascista le parole straniere furono bandite. L’espediente però durò lungo e, anche l’infernale ritmo sincopato “del nemico” fu presto vietato nelle sale.

I pionieri del sincopato

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Ernesto Bonino

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Il Trio Lescano

Nonostante i divieti, la musica “sincopata” (questa era la traduzione italiana di swing) viene adottata fin dagli anni ’30 da alcune grandi orchestre, prima tra tutte quella del genovese Pippo Barzizza, e sostenuta da altre come quella di Cinico Angelini e di Gorni Kramer, avvantaggiate da cantanti nuovi, belli e giovani e ferrati in musiche americane: Alberto Rabagliati, “il bello”, vinse perfino un concorso come sosia di Rodolfo Valentino e visse per 4 anni a Hollywood girando film e frequentando i musicisti d’oltreoceano, come del resto fece Natalino Otto, il “re del ritmo”, altro genovese, che lavorava sulle navi ed Ernesto Bonino, “mister swing” che addirittura finì la carriera in America. Ancora una ventata fresca è portata da un trio di sorelle olandesi, il Trio Lescano, nato sulla falsariga delle Andrew Sisters d’oltreoceano. Questi artisti diventano veri e propri divi della ra dio e le canzoni che interpretano sopravvivranno fino ai giorni nostri, chi non sa canticchiare Baciami Piccina, Maramao perché sei morto o Pippo non lo sa…

Gli anni ’50 in Italia

Come detto, il sound delle grandi Big Bands americane giunge in Italia dopo la guerra e, anche se la travolgente ondata del Rock ‘n roll spazza via tutto, le orchestre italiane continuano per un decennio a riproporre lo swing adeguandosi a nuove forme di spettacolo principalmente teatrali. cetra_1_1 anni 50 in italia Nasce così il periodo della rivista musicale, che prende a modello i grandi musical di Broadway, trovando nella coppia Garinei & Giovannini gli autori più rappresentativi. I loro numerosi spettacoli comprendono compositori di rilievo, tra cui lo stesso Gorni Kramer e nuovi artisti estremamente versatili e abili in grado di cantare, ballare, recitare e fare ridere o commuovere il pubblico. Sfruttando l’atmosfera del teatro e il sound americaneggiante lo swing sopravvive ancora soprattutto per merito di personaggi come Renato Rascel, il Quartetto Cetra, Delia Scala.

I continuatori

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Fred Buscaglione

Chi voleva continuare a fare lo swing puro, in Italia come del resto negli States, dovette rinunciare alle grandi formazioni e così come di là c’erano Louis Jordan e Louis Prima, in Italia appaiono artisti altrettanto ironici e carichi di verve e, come i loro corrispondenti americani, diventano popolarissimi facendo divertire gli italiani, dando spazio a bravissimi musicisti e creando show gradevoli e pieni di swing, a volte sfiorando il più moderno cool jazz. Chi non ricorda l’amatissimo Fred Buscaglione, il gangster dal cuore tenero e dal whisky facile o Renato Carosone che voleva fare l’americano ma era nato in Italy? Anche gli stranieri spesso fanno capolino in Italia dove l’interesse per un sound non ancora inflazionato è vivo: l’olandese Peter Van Wood, eclettico chitarrista diventa celebre per i suoi “tre numeri al lotto” che l’amico Carosone gli donò e l’americano Paul Anka, più confidenziale certamente, ma con grande spirito creativo (autore di My Way e Diana), spesso cantava in italiano ammiccando così ad una maggiore fascia di pubblico.

Lo Swing oggi

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Swing dancers

Il declino dello swing e la successiva affermazione del rock ‘n roll e del twist, sono solo segnali dell’inevitabile cambiamento dei tempi, non certo di mancanza di qualità. Oggi lo swing è il simbolo di un’epoca tramontata, suggerisce atmosfere retrò, come è giusto che sia, ma, come tutte le cose belle, lasciano un’impronta indelebile e molti artisti ancora oggi ne sono contaminati. Alcuni propongono pezzi moderni ripresentati in chiave swing, altri fanno esattamente il contrario, prendendo i brani del periodo d’oro e remixandoli in discoteca, altri ancora resuscitandoli in chiave lounge o hip hop. Lo swing tuttavia trova sempre i suoi seguaci, soprattutto in coloro che provano a calarsi nel calore della vulcanica epoca degli anni trenta provando ad “essere swing”. Numerosi sono i Festival e i raduni di “swingers” che si organizzano negli States e in Europa dove accorrono numerosi musicisti, ballerini, acrobati e tap dancer. Uno è addirittura in Italia, il Summer Jamboree di Senigallia. In queste occasioni gli amanti del genere si ritrovano con vestiti e auto d’epoca per rivivere e far rivivere lo spirito che ha segnato un’epoca e contribuito in parte ad un cambiamento sociale rivelatosi importante per il progresso del mondo moderno.

Concludendo…

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Speriamo che ora, anche chi conosceva poco di questo mondo quasi dimenticato, potrà apprezzare di più questa musica e la sua filosofia, magari cercando sui giornali su internet e sulle riviste di ogni genere occasioni per ascoltare chi come noi propone questo sound, cercando di mantenere fresca e intatta la sua carica e la sua piacevolezza. A presto, quindi, e al prossimo appuntamento con lo swing, soprattutto se sul palco salgono gli ATTACK-A-BOOGIE!!